Giandujotto di Torino IGP
Il comitato promotore sorride ma spera che non ci siano nuovi rallentamenti e l'iter si concluda già il prossimo anno.
A Torino, l’udienza pubblica che chiude la prima fase dell’iter per il riconoscimento dell’indicazione geografica protetta al Giandujotto di Torino.
Alla vigilia si temeva un nuovo duello con Caffarel, inventore del cioccolatino, invece è andata meglio del previsto.
L'immagine finale, infatti, è quasi un brindisi. Festeggiano Regione, Comune, Camera di commercio e il Comitato che promuove il riconoscimento di Indicazione geografica protetta per il Giandujotto di Torino. E' appena finita la riunione di pubblico accertamento.
Due ore, in cui funzionari del Ministero dell'Agricoltura, produttori di giandujotti e istituzioni si confrontano sul testo finale del disciplinare, i requisiti che il cioccolatino dovrà avere per fregiarsi del titolo IGP. E' l'ultimo passaggio in Italia dell'iter, che proseguirà in Europa.
Tutti temono una nuova opposizione di Lindt, gli svizzeri proprietari di Caffarel, che inventò il giandujotto quasi due secoli fa. Che poi arriva da un'avvocata.
L'azienda spiega di non essere contro la ricetta ma vuole proteggere la sua dicitura distintiva: "Gianduia 1865, l'autentico Gianduiotto di Torino".
Il comitato sorride: nel regolamento europeo c'è un articolo che tutela i marchi storici.
Tutti sperano che l'opposizione non rallenti troppo l'iter e che finisca già il prossimo anno. Se lo aspettano oltre 100 aziende piemontesi da 200 milioni di fatturato, destinato ad aumentare col riconoscimento.
Il Comitato promotore del riconoscimento IGP del Giandujotto di Torino ha scelto INOQ - Istituto Nord Ovest Qualità Soc. Coop. - come organismo di certificazione, già autorizzato per la certificazione della Nocciola Piemonte IGP.